Cascina Ad Infernum. Un paradiso nascosto nella periferia di Milano.

Ancora una volta per motivi professionali, durante un sopralluogo, mi sono imbattutto in un gioiello della nostra grande Milano. Uso la parola “grande” non a caso, poiché sono finito in un lembo estremo di città, dove il tessuto urbanizzato lascia gradatamente il posto ai campi, per immergersi in ciò che rimane del Parco Agricolo Sud Milano, all’interno dei confini comunali.

Devo dire che il senso di estraniamento per arrivare alla Cascina Linterno (o Ad Infernum), la meta di oggi, è stato forte. Dopo un lungo tratto della linea rossa della MM, sono sceso al capolinea di Bisceglie (cosa che fa pensare già di suo a una ridente località di origine pugliese!), e dopo qualche gradino sono emerso tra i palazzoni delle nostre grigie e anonime periferie urbane: il senso di smarrimento e di sconforto mi ha assalito, aspettandomi di intravedere uno di quei tanti borghi rurali aggregati alla città agli inizi del XX sec. Ma non mi sono perso d’animo, sapendo che per scoprire delle cose particolari bisogna fare sempre un po’ di fatica e con un buon passo di marcia dopo qualche curva ben azzeccata sono stato ripagato con uno di quei panorami che ognuno di noi si aspetta quando si è alla ricerca di un nucleo rurale.

 

L'antico tracciato rurale che serviva il borgo oggi porta in città

L’antico tracciato rurale che serviva il borgo oggi porta in città

E così al n. 194 di Via Fratelli Zoja, nei pressi di Baggio e precisamente in località Quarto Cagnino (perché storicamente a quattro miglia dal centro di Milano!) dopo aver superato qualche cascina ridestinata, un po’ troppo spregiudicatamente, ad abitazione, mi sono introdotto nel piccolo mondo antico di un vecchio abitato agricolo. L’ho fatto, per ironia della sorte, non per il classico ingresso voltato tipico di queste realtà, ma attraverso l’attiguo portoncino della chiesetta, che ha sovrintendeso per secoli alla vita sacra della comunità del borgo.

Il passaggio che, attrverso la chiesa, porta dalla strada alla corte

Il passaggio che, attrverso la chiesa, porta dalla strada alla corte

Ora non vi voglio parlare della Cascina Linterno, nei termini con cui forse ne avete sentito raccontare e di cui potete leggere documentandovi comodamente in rete… Cioè attraverso le cose più comuni, che la legano al nome del Petrarca, o agli innumerevoli tentativi che hanno cercato di violarla e poi salvarla… poi di nuovo ridotta in pericolo di rovina, per poi essere preservata con un vincolo di tutela che ci ricorda come sia una delle ultime testimonianze, nella città di Milano, di quell’architettura rurale e quindi di quella realtà che fino all’avvento della civiltà industriale (fino alla prima metà dell’Ottocento) ha costituito una delle principali risorse dell’economia lombarda.” Insomma un gioiello, come dicevo sin dall’incipit, tale da annoverarla al primo posto tra i monumenti di Milano nel censimento del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) del 2004 per “I Luoghi del Cuore“, e allo stesso modo le sue marcite medioevali si posizionano al primo posto nel censimento FAI 2006.

Solitudine di Linterno, G. Migliara 1819

Solitudine di Linterno, G. Migliara 1819

Ma al di là delle classifiche che a noi dicono poco, voglio parlarvi dell’angolo più curioso e affascinante che caratterizza il variopinto e variegato complesso rurale. E guarda caso si tratta dello stesso scorcio con cui l’artista Giovanni Migliara nel 1819 ne immortalava la sua longeva esistenza che affonda le sue radici – come lo stesso toponimo in-Fern, fondo lontano, ci racconta – in qualche sperduto avamposto longobardo a ovest di Milano. Ritengo che così come lo ha ben descritto Migliara, questo sia il cuore della cascina, senza nulla togliere ad altri suggestivi scorci o addizioni che nei secoli hanno arricchito l’abitato della corte.

Particolare del portico con la colonna e il capitello in pietra incisa

Particolare del portico con la colonna e il capitello in pietra incisa

C’è il portico con le colonne e i capitelli in pietra con le incisioni che ci dicono come la cascina fosse un presidio rurale dell’Ordine templare, poi passato ai monaci di S. Ambrogio; c’è la casa torre, parte del nucleo fortificato più antico; c’è la chiesetta col piccolo campanile a vela che oggi accoglie per prima il viandante che abbandona il frastuono della città per immergersi nella calma dei tempi della campagna. Ma quello che mi lascia sbigottito, dopo tanto tempo, è il fatto di aver assistito ad atmosfere e a particolari che coincidono perfettamente alla realtà di due secoli fa. Più suggestive e realistiche di qualunque “fotografia” abbia ritrovato sulla mia macchina fotografica!

Un altro scorcio della corte

Un altro scorcio della corte

Se volete saperne di più, domani vi racconteremo anche della realtà agreste fuori dalla corte, che la redazione di Ciabattine ha avuto l’onore di visitare con gli Amici della Cascina Linterno, di Agricity e con un gruppo di studio di Restauro e Gestione del paesaggio del Politecnico di Milano.

 

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