Category archive: La Milano che non si sa

Malospit

Com’era Milano sotto l’Ordine dei Cavalieri Gerosolomitani

Abbiamo già visto, in un nostro precedente intervento, come la zona oggi occupata dal nuovo Policlinico, soprattutto verso via Commenda, fosse dal XII sec., il quartier generale dell’Ordine dei Templari a Milano. A dimostrazione di come la nostra città fosse già operosa e attrattiva per mercanti e nonché centro nevralgico per gli scambi non solo commerciali provenienti dall’Oriente, nello stesso sestiere della Porta Romana, si assiste all’occupazione di un ampio lotto da parte dell’Ordine Ospedaliero e Militare dei Cavalieri Gerosolomitani o di San Giovanni.

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Riapertura dei navigli: un tubo!

La telenovela su questo progetto, che la nuova giunta comunale si è proposo di realizzare, comincia a prendere forma. Il sindaco ha deciso da tempo di mettere il destino di questa grande infrastruttura nelle mani dei cittadini, attraverso un referendum, che da ottobre è già stato rimandato a gennaio del prossimo anno. Avevamo già espresso le nostre perplessità in un passato intrevento, ma alla luce degli ultimi risvolti emersi, le argomentazioni rimangono a tutt’oggi valide.

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La chiesa del vecchio Ospedale Maggiore, Santa Maria Annunziata

Da molto tempo avevo in animo di scrivere di uno dei cantieri più grandi e discussi della Milano antica, sicuramente il più particolare, dopo il Duomo. Sto parlando della Ca’ Granda o Ospedale Maggiore, oggi Università Statale.

Naturalmente non basterebbe un solo post per poterne parlare, poiche tante sono le storie e gli aneddoti che vi sono legati.. Molteplici gli interventi che vi si sono susseguiti dalla metà del XV sec., quando si diede avvio alla costruzione per volere del duca Francesco Sforza, fino ai restauri che furono il simbolo della volontà di rinascita dopo al II Guerra Mondiale.

Le rovine della Ca' Granda dopo i bombardamenti dell'ultima guerra

Le rovine della Ca’ Granda dopo i bombardamenti dell’ultima guerra

Ma se da qualche parte dobbiamo iniziare, vorrei farlo dalla parte più recondita e meno conosciuta, seppur su strada, quasi all’ingresso dalla Cerchia dei Navigli, la chiesa interna a quello che era l’ospedale più grande della città, per il conforto di malati e parenti dei degenti. Mi riferisco per chi non lo sapesse alla Chiesa  di Santa Maria Annunziata, proprio in fronte al luogo dove vi era la ruota dove si abbandonavano i bambini.

Il prospetto su starda, lungo Via Francesco Sforza della sagoma dell'abside della chiesa dell'annunziata (foto di Robert Ribaudo)

Il prospetto su starda, lungo Via Francesco Sforza della sagoma dell’abside della chiesa dell’annunziata (foto di Robert Ribaudo)

Dall’esterno, e forse anche dall’interno, pare, paragonato all’intero complesso, un edificio un po’ dimesso e quasi anonimo, ma la sua posizione non dovrebbe lasciare spazio ai dubbi, proprio per la sua centralità, lungo il perimetro.

Sorge sul luogo dove esisteva già una torre che fungeva da pusterla (una piccola porta) al Palazzo di Stilicone, proprio in fronte a all’altra pusterla di San Barnaba, nell’antemurale fatto costruire per respingere i Goti che minacciavano la città, capitale dell’impero d’Occidente. Stiamo parlando quindi di preesistenze antichissime, del IV –V sec. D.C.. La stessa è descritta dallo storico Galvano Fiamma, nel Medioevo, come una torre rotonda, così alta che dominava facilmente tutto il piano di Lombardia, anche perché stava a guardia della strada che portava verso Lodi.

La festa del Perdono davati all'Ospedale maggiore, Luigi Bartezzatti, 1851

La Festa del Perdono davati all’Ospedale Maggiore, Luigi Bartezzatti, 1851

Nel 1460 viene celebrata qui la prima Festa dell’Annunciazione o del Perdono, istituita l’anno prima da papa Pio II Piccolomini per favorire la raccolta di fondi per sostenere l’edificazione dell’Ospedale Maggiore: veniva concessa l’indulgenza plenaria a coloro che visitano la cappella e facevano un’offerta. In un primo tempo era addirittura costruita in legno, per espletare le esigenze di culto, essendo tutto il complesso un gran cantiere, in continua evoluzione e ampliamento sui vari cortili lungo il naviglio.

Solo nel 1629, alla ripresa dei lavori, dopo più di un secolo di stagnazione del cantiere dell’Ospedale, venne demolita la vecchia chiesa in legno nel centro del cortile maggiore per essere ricostruita verso l’attuale via F. Sforza, proprio accanto alla porta che uscendo dal complesso, si affacciava sul ponte detto dei Morti, poichè portava al cimitero oltre il Naviglio.

Il ponte dei morti (demolito) sopra il Naviglio e la sua porta, ancora esistente

Il ponte dei morti (demolito) sopra il Naviglio e la sua porta, ancora esistente

La chiesa venne dotata di una pianta a croce greca con cripta, come voleva il progetto originale del Filerete, l’architetto fiorentino del XV sec., che aveva portato a Milano questa nuova tipologia di ospedale. A lato della chiesa vennero costruite le sale del Capitolo, quella estiva, affrescata da Paolo Antonimo Volpino e quella invernale più piccola, dotata di boiserie del XVII sec. Al Guercino venne commissionata nel 1639 la pala d’altare con l’Annunciazione.

Ma, a parer mio è proprio la cripta il posto più misterioso di questo edificio sacro, per una serie di motivazioni che ora vi esporrò.

foto della cripta con l'altare in fondo (foto di Robert Ribaudo)

foto della cripta con l’altare in fondo (foto di Robert Ribaudo)

In primis, si trova alla quota del vecchio piano stradale, cioè lungo il Naviglio, oggi interrato, tanto che le tracce di umidità e la frescura regna sovrana, soprattutto in queste afose giornate estive. E’ contrariamente a quanto si crede un luogo laico, o meglio dedicato a quella religione risorgimentale che era l’amor di patria.

Direi infatti che più che un luogo pio sia un luogo della memoria poiché i caduti e i feriti delle V Giornate di Milano, nel lontano 1848, man mano che si rendevano necessarie le cure mediche o l’estrema unzione venivano portati in questo luogo ancora adibito ad Ospedale. I cadaveri di chi era caduto sotto i colpi austriaci venivano allora direttamente tumulati in questa cripta.

Una delle tante sculture tombali nella cripta (foto di Robert Ribaudo)

Una delle tante sculture tombali nella cripta (foto di Robert Ribaudo)

Solo in un secondo tempo cioè nel 1895, furono trasportati sotto il sacrario sulla Piazza V Giornate, dove fu innazato a perenne memoria l’obelisco, innalzato al posto della vecchia Porta Tosa e ove il monumento ricorda la splendida prova di unità dei milanesi. Furono trasportati dalla cripta le spoglie di ben 600 caduti, ma tutte le lapidi, le sculture in pietra e le epigrafi in memoria dei tanti cittadini morti in difesa di Milano sono rimasti qui, in questo luogo davvero suggestivo e davvero incuriosente.

Una delle navate laterali della cripta con l'infilata di epigrafi a ricordo dei caduti del 1848 (foto di Robert Ribaudo)

Una delle navate laterali della cripta con l’infilata di epigrafi a ricordo dei caduti del 1848 (foto di Robert Ribaudo)

Non mi resta quindi che inviatarvi a entrare per visitare un pezzo di storia di Milano, antica e moderna…buona scoperta!

 

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Le Abbadesse di Milano: un borghetto rurale e una chiesa, a pochi passi dai grattacieli di Porta Nuova

In un tempo lontano, quando i Visconti dominavano saldamente il ducato tra il XIV sec. e la fine del XV, Milano era uno fiorente centro commerciale, denso di case all’interno della cerchia del naviglio, e al di fuori, come ogni mappa del periodo può testimoniare, si trovavano una serie di borghi agricoli, spesso in concomitanza delle stazioni di posta. Ma non solo, spesso vi erano dei grossi complessi con una serie di cascine che governavano le attività di un territorio agricolo spesso di grandi dimensioni, di proprietà di qualche nobile e potente famiglia vicina alla corta, o appartenente a qualche convento o monastero cittadino. Una di queste realtà era l’antico convento femminile delle agostiniane, dette abbadesse, ben fuori la più antica Porta Nuova (la porta medioevale che oggi possiamo vedere in Piazza Cavour).

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Tale convento, luogo romito, si trovava all’interno di un insediamento rurale formato da qualche cascina e da un edificio padronale forse adibito in parte a foresteria delle monache. Tutto intorno era campagna e qualche segno di vita si trovava ben lontano. I vicini più prossimi consistevano nelle proprietà del cardinale Pozzobonelli, che pressappoco, terminavano lungo l’attuale Via Pola, all’altezza del distributore Agip, di fronte alla Regione, e di cui rimane ben poco del costruito (oggi inglobato dal cortile di un hotel) della sua famosa ed enorme residenza-cascina rinascimentale, in fronte alla Stazione Centrale (lato Piazza Luigi di Savoia/Andrea Doria), e dalla parte opposta, un piccolo cimitero fuori le mura che serviva l’abitato del sestiere Comasina, chiamato la Mojazza (sull’attuale Piazzale Lagosta). Tutto intorno campagna, frutteti e campi coltivati, resi fertili da qualche roggia che partiva dalla Martesana e da qualche risorgiva della zona a due passi dalle sicure mura cittadine e da quell’altra strana realtà rinascimentale, a metà tra un santuario e un luogo di pellegrinaggio, quale S. Maria alla Fontana (anche in questo caso il nome indica la presenza di un fontanile).

Mappa della zona con al centro le abbadesse (simbolo verde) e ai lati ciò che rimane della cascina Pozzobonelli (in rosso in basso a sx) eil cimitero della Mojazza (in alto a sx in rosso)

Mappa della zona con al centro le abbadesse (simbolo verde) e ai lati ciò che rimane della cascina Pozzobonelli (in rosso in basso a sx) e il cimitero della Mojazza (in alto a sx in rosso). E’ facile riconoscere la Stazione Centrale e la nuova sede della Regione Lombardia.

Oggi il panorama è di molto cambiato: il costruito ha fagocitato tutte le aree verdi; persino il “bosco di Gioia” non esiste più per fare spazio alla nuova sede della Regione Lombardia; l’antico convento è divenuto un condominio, tra Via Oldofredi e Via Abbadesse, con qualche ristorante che ha occupato le antiche strutture rurali, con spazi all’aperto e con un vago sapore da vecchia trattoria; e dulcis in fundo, una piccola chiesetta è rimasta a presidiare il crocicchio, ma che è spesso chiusa agli occhi indiscreti dei passanti allibiti, che si trovano catapultati in un angolo di campagna tra i grattacieli dell’area Repubblica-Garibaldi-Porta Nuova.

Ma allora cos’è (era) questo luogo? Era semplicemente un insediamento rurale sulla strada per Niguarda, di cui sopravvive, seppur rimaneggiata e riattata, la cascina omonima con tipica corte e pozzo e la chiesetta dei SS. Carlo e Vitale dalla parte opposta della strada. Durante la Controriforma sicuramente un piccolo oratorio precedentemente costruito, venne soppiantato dall’attuale chiesetta dalle forme barocche e al centro del crocicchio si installò una stele devozionale (oggi scomparsa per far passare le macchine), come se ne vedevano tante nelle piazze della città coeva.

Lo slargo con a dx la chiesetta e a sx l'edificio padronale del complesso rurale (foto di Robert Ribaudo)

Lo slargo con a dx la chiesetta e a sx l’edificio padronale del complesso rurale (foto di Robert Ribaudo)

Allora come oggi, il piccolo edificio sacro si presentava con una semplice fronte con portale dal ricco fregio superiore. L’interno, a navata unica, ospita ancora l’originario altare tardo-barocco. E’ divisa internamente in quattro campate ed è coperta con volte a botte e tetto a doppia falda, proprio come le tipiche chiesette di campagna. Sul cantonale a destra è impostato un campaniletto a pianta quadrata. Le pareti interne sono adornate ed affrescate (per lo più della scuola del Morazzone), con aggiunte di lesene e scorniciature a rilievo per le prime tre campate. L’ultima, demarcata da balaustra e gradini, non segue lo stesso ordini di pannelli, ma si sviluppa con un motivo prospettico di abside finto. Qui è ricavata la grande nicchia centrale col sontuoso altare barocco. In alto, nei pennacchi della volta sono aperte alcune finestre rettangolari semplici, su fondo a colore.

Interno della chiesa (foto urbanfile.it)

Interno della chiesa (foto urbanfile.it)

Tutto intorno il verde pubblico ha isolato l’edificio fatto ristrutturare grazie ad un lascito della contessa Lavinia Marliani e poi finito tra le proprietà dell’Ospedale Maggiore. Come molte delle proprietà dell’ospedale, l’ oratorio, fu abbandonato fino a quando nel 1911 la Soprintendenza non scopre  gli affreschi di Pietro Maggi, realizzati su ordine della contessa, e pone il vincolo di tutela, che ha difeso l’edificio e forse il complesso rurale antistante da qualche famelica speculazione selvaggia. In realtà persino i giardinetti restrostanti la chiesa sono il frutto di un atto pianificato, poichè sono una gradevole copertura di un sottopasso ferroviario, prima che i treni raggiungano la vicina stazione Garibaldi.

Non mi resta che invitarvi a visitare il settore urbano fin qui descritto, magari cogliere l’occasione per un aperitivo in uno dei localini caratteristici su strada.

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500 Anni di Riforma Protestante a Milano

Sono passati esattamente 500 anni da quando  nel 1517, in Germania, il monaco Martin Lutero affiggeva le sue 95 tesi sulla porta della chiesa del castello della città di Wittenberg dando inizio alla Riforma Protestante.

Da quel momento ha convenzionalmente inizio la Riforma Protestante, destinata a cambiare la storia del nostro continente, e non solo.
Cosa hanno a che fare l’Italia e Milano con tutto questo?
Eppure è così! Infatti la Riforma Protestante ha attecchito anche in Italia, anche a Milano, nonostante la resistenza e le persecuzioni di secoli.

Certo, il nostro paese è tutto particolare, lo sappiamo. Anche per quanto riguarda l’informazione religiosa, mentre all’estero abbiamo giornalisti che trattano delle religioni (non di una soltanto), è solo qui in Italia che abbiamo una figura particolare, quella del “vaticanista”, tutta centrata a fare da cassa di risonanza ad una sola chiesa che ha sede oltre Tevere!
Nonostante ciò, anche il nostro paese è fatto di diversità, di varietà di pensiero, e la manifestazione di cui vi parleremo ne è la testimonianza. Scopriamo insieme di che si tratta!

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Vape Village Cafè Cartello

Quando svapare è tendenza, fashion e piacere!

SVAPARE E’ TENDENZA, FASHION, PIACERE!

C’è un posto a Milano, uno soltanto, dove le nuvole fanno tendenza, sono fashion, e sono davvero tanto, tanto…golose!
Oggi vorrei parlarvi di un locale unico a Milano, di nuova concezione, un originale progetto in cui vaping (cioè produrre vapore con sigarette elettroniche), socialità, piacere, cultura e tendenza si intrecciano, rendendo questo spazio un vero e proprio punto di riferimento per vapers, ma non solo:
Il Vape Village Café, in Corso Indipendenza 2.
Visitiamolo insieme!

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